Collezione Archeologica
del Castello della MottaUn antico castello, abbandonato dopo un assedio e mai più abitato. La Motta ha svelato parte dei suoi segreti dopo numerose campagne di scavo e ricerche. Un curato percorso permette oggi di scoprire molti aspetti della vita in un castello medievale, dalle attività quotidiane alla vita militare.
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Il Castello della Motta: una fonte di infinite scoperte
La storia del Castello affonda in tempi remoti. La posizione vantaggiosa, sulla sommità del colle della Motta, era evidente tanto che alcuni studiosi ipotizzano che questo sito possa aver ospitato già un avamposto romano. Tuttavia le prime informazioni certe sulla struttura della Motta risalgono al 922 d.C quando un diploma imperiale concesse di fortificare il castello. Reperti, materiali e interventi costruttivi si concentrano nel periodo medievale protagonista dell’esposizione.

- Un sito archeologico che racconta secoli di storia. Il castello è stato indagato sistematicamente dal 1997 attraverso tredici campagne di scavo e ha restituito numerosi reperti che permettono di ricostruire la storia e la vita quotidiana dell’insediamento. La struttura stessa del castello è di grande interesse perché non fu edificato come un progetto unitario ma è frutto di numerose edificazioni e distruzioni che si sono sovrapposte e intersecate. La sua storia prende avvio in epoca altomedievale, tra l’VIII e il IX secolo, e fu abitato fino ai primi decenni del Quattrocento.
- Un luogo dove il Medioevo ha lasciato intatte le sue tracce. L’ultimo assedio, nel 1443, segnò l’abbandono del castello da parte dei signori feudali. Da allora il sito non fu più abitato e le strutture medievali non vennero modificate da interventi successivi, conservando una straordinaria quantità di dati e materiali. È proprio questa continuità a rendere la motta una preziosa fonte per conoscere la vita nel basso Medioevo.
- Una storia d’amore che potrebbe aver ispirato Romeo e Giulietta. Tra il XIII e il XIV secolo il castello della Motta era proprietà dei Savorgnan, una delle famiglie più potenti del territorio. Alla casata apparteneva anche Lucina, il cui amore per Luigi da Porto è stato indicato come possibile fonte d’ispirazione per il racconto che sarebbe poi diventato, attraverso Shakespeare, la celebre storia di Romeo e Giulietta.
- Un patrimonio di testimonianze storiche e archeologiche. Tutti precedenti al XV secolo, i reperti restituiscono un’immagine del benessere e del prestigio della nobile famiglia dei Savorgnan. Dai ripostigli di oggetti metallici ai pozzetti con le tracce della vita quotidiana, fino agli straordinari elementi del corredo del miles medievale, ogni ritrovamento contribuisce a ricostruire la storia e la vita nel basso Medioevo friulano.

L’allestimento dell’Antiquarium raccoglie reperti di particolare interesse storico, scientifico e culturale, restituendo uno spaccato di vita che si svolgeva alla Motta nel corso dei secoli. Attraverso gli oggetti ritrovati è possibile seguire le attività quotidiane del castello: dalla filatura e dalla tessitura alla lavorazione dell’osso, del vetro, della pietra, del cuoio e del metallo, fino alla produzione e alla conservazione degli alimenti.
Le stoviglie utilizzate durante i pasti e i banchetti raccontano il modo di vivere dei signori, mentre strumenti, utensili e reperti legati all’agricoltura, alla caccia e alla lavorazione dei materiali restituiscono l’immagine di una comunità articolata. Alcuni oggetti più insoliti, come un pezzo degli scacchi ricavato da un corno animale, raccontano momenti di svago e di vita quotidiana, mentre le ceramiche provenienti da lontane aree del Mediterraneo testimoniano i rapporti e gli scambi commerciali che raggiungevano la Motta.
A completare questo racconto sono numerosi reperti metallici legati alla difesa e alla vita militare, che restituiscono un’immagine ancora più completa della società medievale della Motta.
Momento del rinvenimento del pettorale di corazzina.
